Il mio parto in casa: come è nato Thomas

come partorire in casa

Come partorire in casa in sicurezza?

 

come partorire in casaLa nostra amica Federica Ometti ritorna con un dolcissimo racconto, il racconto di un’ esperienza molto intima e personale: il suo parto in casa.
Come partorire in casa?
Non credo ci sia un come univoco, credo ci siano tante storie tante esperienze…

Come partorire in casa in sicurezza e senza stress? Cosa bisogna sapere per partorire in casa?
E cosa si prova?

Partiamo dal presupposto che partorire in casa non è una moda in voga (leggi qui),
come talvolta si crede:
è invece una scelta importante e di grande responsabilità.

E proprio alla luce di questo penso che ognuno abbia il diritto di far nascere il proprio figlio dove ritiene più idoneo, più sicuro…

E se questo per qualcuno vuol dire partorire in casa, la mamma e il papà hanno il diritto di poter scegliere.

Naturalmente il primo consiglio è quello di informarsi, di rivolgersi alle figure professionali più idonee prima di prendere questo tipo di decisione.

Scelta consapevole e informata sono le parole d’ordine.

 

come partorire in casa

Ormai sono tante le donne, le famiglie, che decidono di far nascere i propri piccoli fra le mura domestiche, molto spesso per brutte esperienze di parti precedenti (si parla di eccesso di medicalizzazione in molte strutture ospedaliere), o, semplicemente, perché si sentono più a loro agio nella propria casa.

 

Ringrazio Federica per “essersi messa a nudo” per noi, perché so che non è un tema semplice da affrontare, non è una scelta ampiamente condivisa e dunque non è sempre semplice “spiegarlo”.

 

 

La prima domanda, che tutti faranno già sicuramente è:
perché questa scelta?

 

Ci hai preso!

Tra curiosità e perplessità, questa domanda me l’hanno fatta un po’ tutti!

Perché ho voluto partorire in casa?

Perché sapevo che in casa mi sarei sentita al sicuro.

Partiamo dal presupposto che fino a pochi decenni fa partorire in casa era la norma e l’ospedale era considerato solo in caso di reale bisogno della madre e del bambino.

La mia gravidanza è stata fisiologica, dal primo giorno alla fine, nessuna complicazione di nessun tipo, io in perfetta salute, perché partorire in ospedale?

 

come partorire in casa

La mia prima figlia è nata in ospedale, un’esperienza che ci ho messo tempo a digerire perché non ha rispettato in nessun modo i sogni che avevo.

Troppa medicalizzazione inutile, troppa poca empatia nei confronti di una neo-mamma spaventata, a partire dal parto fino ai giorni successivi.

 

Ti porto la mia esperienza, personalissima ovviamente.

I primi mesi con Micol sono stati durissimi  e sono convinta che molto sia imputabile al fatto di non aver avuto un parto e un immediato post parto rispettati, dettati da pratiche ospedaliere e protocolli che ci hanno portato via tanta della magia delle prime ore, dei primi giorni.

Sono donna, e prima ancora sono un mammifero.

So partorire: è nel mio DNA è qualcosa di biologico e fisiologico.

Un mammifero al parto ha bisogno di buio, non di luci artificiali sparate addosso, ha bisogno di cambiare posizione e sentire il suo corpo e le esigenze del suo bambino, di assecondare il dolore, ha bisogno di quiete e silenzio, non di brusio.

Ha bisogno di sentirsi protetto e al sicuro… e potrei continuare.

 

Questo articolo (leggi qui ), che amo particolarmente, spiega molto bene il mio punto di vista.

Quando mi viene chiesto: perché in casa? 

La risposta più breve che sono riuscita a trovare è stata:

perché in casa mi sento al sicuro, esattamente come tante donne si sentono al sicuro in ospedale e credo che una madre abbia il diritto di scegliere dove partorire suo figlio.

 

Come è andata? Ti va di raccontare il tuo parto e le tue emozioni?

 

In sintesi: lo rifarei subito!

come partorire in casaThomas è nato il 5 agosto, una decina di giorni prima del termine.
4 kg di morbidezza per 54 cm, tra le mura della casa dove sono cresciuta,
accolto da mia figlia, mio marito e le tre donne che abbiamo scelto per la sua nascita: la mia Doula e due ostetriche.

Da qualche giorno avevo contrazioni preparatorie, non molto dolorose,
poco più di un dolore simile al ciclo mestruale, sentivo in cuor mio che il travaglio sarebbe partito di lì a poco, nel weekend probabilmente, quando avrei avuto la serenità di avere mio marito con noi…

Ed ecco che: sabato sera alle 23.30 circa la prima vera contrazione forte, fortissima.

Ok ci siamo, chiamo Doula e ostetriche.

Nel frattempo alziamo il telefono per chiamare i nonni perché tenessero Micol e lei ci stupisce

Mamma respira. Mamma io sto qui’. 

Ok. 

Contrazioni fortissime senza tregua.

All’arrivo della prima ostetrica, intorno a mezzanotte e 10 sono già a dilatazione completa, nella vasca da bagno a carponi con mia marito e mia figlia che tengono il doccino con l’acqua calda sulla mia schiena.

No, non pensate alla vasca da bagno quella tonda bella e grande dei film,
piuttosto pensate ad una vasca da bagno normalissima, di un bagno stretto e lungo,
e a me che sono 1 metro e 75 e…

5 persone nel bagno, più tre gatti che giravano per il corridoio.

Uno dei miei gatti ha pianto durante tutto il mio parto:
avete presente la classica scena da film in cui i parenti passeggiano nel corridoio con la sigaretta in mano facendo avanti e indietro nervosamente?
Ecco. Lui.

Si rompono le acque. Ok.

Intorno all’una cambio posizione: tanti cuscini dentro la vasca, io a pancia in su con le gambe che uscivano dal bordo.

Ho chiesto uno specchio per vedere la testa, sapevo che era lì, che c’eravamo quasi.

Per tutto il travaglio ho vocalizzato la lettera A, a volte un urlo, a volte un canto, a tratti ho imprecato, a tratti ho pianto, ha tratti ho ruggito.

 

Intorno a me: coccole, silenzio, comprensione, sguardi complici e sereni, e mia figlia.

come partorire in casa

Più di tutti mia figlia!

Mia figlia di due anni e mezzo con un guantino di lattice gonfiato come un palloncino in una mano, e il doccino nell’altra insieme al suo papà per scaldarmi, mia figlia che mi stringe la mano negli ultimi minuti e io la guardo e mi faccio forza sapendo che di lì a poco avrò in braccio il mio bambino.

Ci siamo… Per tutto il tempo piuttosto che spingere ho assecondato la spinta che si stava dando già Thomas per nascere, finché… Ecco la testa.

Un giro di cordone al collo.

L’ostetrica mi guarda e senza nessuna paura in volto mi rassicura:
cordone tolto, ok.

Testa fuori.

Non ho più spinte?

Che si fa? Anche qui, nessun panico.

Ho ascoltato le mie ostetriche: ho spinto io.

Ecco Thomas. Ecco Thomas.

 

E’ mio marito a prenderlo nell’ultima spinta.
Dalle sue mani alle mie. Dalle mie mani al mio petto e lì è stato per ore.

Con calma ci siamo spostati sul letto, abbiamo atteso la nascita della placenta.

Con calma.

Tutto con estrema calma, luce soffusa e Thomas su di me che ciucciava al seno.

Se dovessi descrivere il mio parto con una sola parola ti direi: MAGICO.

Tuo marito ha condiviso la tua scelta ma come hanno reagito le persone intorno a te?

 

Ho espresso da subito la volontà di partorire in casa.

Dopo la nascita di Micol ho avuto modo di parlare con diverse mamme che hanno vissuto l’esperienza del parto in casa e non avevo nessun dubbio per la nascita di Thomas.

Nessuno avrebbe potuto farmi cambiare idea.

Mio marito mi ha sostenuta in questa scelta dal primo giorno. Mia nonna anche. Mio padre anche.

Qualche perplessità intorno a noi c’è stata, per paura più che altro, ma tutti sono stati molto aperti nell’ascoltare le nostre motivazioni, e, come in tutto, è la mancanza di informazioni a generare la paura.

Quando qualcosa si conosce e se ne conoscono le sfaccettature smette di spaventare.

 

parto in casa

E’ stato emozionante per la nostra famiglia venire a conoscere Thomas qualche ora dopo il parto qui a casa.

E’ stato emozionante per i nostri vicini, che hanno assistito alla sua nascita ascoltandola attraverso le mura di casa.

Ci dai qualche info pratica? Per chi volesse farlo a livello burocratico cosa dovrebbe fare o sapere?

 

È molto più semplice di ciò che si pensa.

Scegliete la vostra ostetrica e già sarete a metà dell’opera.

Sarà lei o loro a guidarvi in questo viaggio.

 

Si può partorire in casa dalla 37esima settimana di gravidanza fino alla 42esima.

L’ostetrica che avete scelto sarà quindi reperibile h24 in questo lasso di tempo.

 

C’è bisogno di molto poco: teli, asciugamani, cerate, bacinelle, qualche garza, cose così, niente difficile da reperire.
E non sporcherete tanto quanto si pensa.

Alla nascita sarà l’ostetrica che vi ha assistito a preparare il certificato di nascita, con cui poi registrerete il bambino all’anagrafe.

Nelle ore successive alla nascita concorderete la visita del pediatra a casa e nei giorni successivi il test del tallone, esattamente come in ospedale.

Una delle domande che mi è stata fatta più spesso è: e se ci sono complicazioni?

Vi assicuro che la vostra ostetrica se ne accorgerà per tempo e prenderà le giuste precauzioni.

Eventualmente si valuta l’accompagnamento in ospedale.

Che messaggio manderesti a chi vuole fare la tua stessa scelta?

 

Se sentite che è la scelta giusta per voi: fatelo!

Parlate con altre mamme che hanno sperimentato la magia del parto in casa,
scegliete bene chi vi accompagnerà in questo viaggio e non abbiate paura!

 

Grazie Federica!
Sono sicura che la tua esperienza sarà d’aiuto a tante mamme, a casa o in ospedale,
l’esperienza del parto resta unica e magica, per questo ognuna ha il diritto di scegliere.

partorire in casaComplimenti a Giulia per il bellissimo quadro raffigurante il parto di Federica (la trovate qui).

Ricordate di seguire Federica Ometti: LeMami,

Sul suo sito e Sui social: Facebook e Instagram.

 

 

2 Comments
  • Sabrina Balugani

    Rispondi

    Che intervista con il botto! Complimenti a Federica e alla sua splendida famiglia (gatto compreso!) per il coraggio e la voglia di riprendersi i propri spazi, le proprie emozioni in un momento cosi importante come la nascita. Avrei il coraggio come Federica? Penso di no! E su questo un pochino parte la sana invidia

    • Marika

      Ah ecco con me sfondi un portone! Anche io non sarei stata tranquilla, non fa per me:-)

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